Siamo gradualmente tornati a una pseudo-normalità e io ho un problema: il comportamento egoistico di alcune persone mi infastidisce. Lo comprendo e ne capisco le motivazioni, ma mi crea scompenso emotivo.

In questi mesi ho imparato ancor di più a conoscere me stesso, a indagare gli eventi che mi hanno portato a diventare il ragazzo che sono. So cosa mi piace, cosa ammiro e cosa detesto. Non me ne vergogno e di una cosa sono sicuro: detesto una società con forti disuguaglianze economiche e sociali, che lascia indietro i più svantaggiati e induce le persone a essere spietatamente individualiste. Qualcuno mi dice che non esiste posto al mondo che possa soddisfarmi e che scendere a patti con la mia personalità mi aiuterebbe a combattere la mia gastrite notturna. Non lo farò, il mio personale vaso di Pandora è stato scoperchiato da tempo.

L’emergenza Covid-19 mi aveva dato un attimo di finto sollievo perché nella mia mente ha generato un mondo immaginario in cui le persone hanno cominciato a collaborare. Hanno riconosciuto, più o meno volontariamente, che dal loro comportamento individuale dipendeva la sorte degli altri. Lo Stato, rompendo una tradizione ormai decennale, è tornato a fare il suo mestiere (almeno a parole). Quasi tutti hanno mostrato un forte senso di responsabilità e questo rendeva meno triste, per me, guardare fuori dalla finestra.

E poi ho imparato a fare la pizza.

Adesso è tornato il mondo reale e, con esso, la consapevolezza che l’individualismo sia il pilastro su cui si fonda la nostra attuale società. Credo che dovrò fare scorta di Gaviscon.

F.

Lascia un commento