Le proteste organizzate movimento “Black Lives Matter”, a seguito dell’uccisione di George Floyd, hanno portato al centro del dibatto pubblico la questione del “privilegio bianco”. Sull’argomento è stato detto molto e l’impressione che abbiamo avuto è che, qui in Italia, il concetto di “privilegio” venga considerato distante, quasi come se fosse sconosciuto. Non è così.
Anche la nostra società conosce diversi tipi di privilegio perché da sempre la natura estrae a sorte individui favoriti e sfavoriti. Il nostro compito, se vogliamo lavorare per costruire una società più equa, è prima di tutto imparare a riconoscerli.
Per farlo, è necessario sforzare la nostra elasticità mentale; proprio perché i privilegi permeano la vita di ognuno di noi è impossibile riconoscerli senza mettere da parte per un momento chi siamo. Dobbiamo, utilizzando una metafora del filosofo John Rawls, indossare un “velo di ignoranza“: abbandonare il nostro “abito” sociale e tutto ciò che la sorte ci assegna nella suddivisione delle doti naturali. A quel punto sarà necessario individuare dati oggettivi sui privilegi nella nostra società: non solo questi ultimi esistono, ma grazie al lavoro della recente ricerca scientifica non sono neanche difficili da comprendere. Sono difficili da trovare, questo sì, e non vengono messi in evidenza, purtroppo.

Adesso mettetevi la benda, spogliatevi (metaforicamente!) e proseguite la lettura. Se non lo farete non riuscirete a godervi le montagne russe delle differenze di opportunità.

Cos’è un privilegio

Iniziamo la salita. Un privilegio è uno zaino invisibile, pieno di strumenti, che molti di noi indossano sin dalla nascita e che ci è stato donato da Madre Natura. Questi strumenti possono essere materiali (la ricchezza ereditata: denaro, immobili e in generale i diritti di proprietà di titolarità della nostra famiglia) e immateriali (le doti naturali: intelligenza, bellezza e in generale tutte le caratteristiche fisiche e psichiche che possediamo). Qualsiasi essi siano, in ogni caso, questi strumenti hanno il fine ultimo di aumentare le opportunità di chi li possiede, facilitando l’accesso a risorse e a posizioni sociali.
Chi di voi non ritiene che la bellezza di un candidato sia oggi una parte importante di un colloquio di lavoro? Oppure che un aspirante avvocato abbia una maggiore probabilità di diventare tale se uno dei genitori gestisce uno studio privato?

Da dove hanno origine?

Ogni privilegio nasce da un’estrazione casuale, che possiamo chiamare lotteria naturale, a cui tutti partecipiamo al momento della nascita. È una specie di tombola fra infanti con Madre Natura (magari nelle vesti in cui siamo abituati a vederla a “Ciao Darwin”) che estrae i numeri e, come ogni Natale, c’è il cugino Gastone che vince l’intero montepremi e il cugino Paperino che rimane a secco.
Madre natura ci assegna casualmente i genitori, il luogo di nascita, il nostro aspetto fisico, i nostri gusti personali e così via. In pratica ci toglie la benda che momentaneamente stiamo indossando per il nostro esperimento e ci riveste della nostra posizione sociale.
In quell’esatto istante ci abbandona e inizia la competizione individuale: solo a questo punto possiamo cominciare a parlare di merito.

Privilegi o merito?

Stiamo lentamente salendo sulle montagne russe e qui raggiungeremo la cima, il punto in cui molti si impauriscono e chiedono di scendere.
Infatti, buona parte della torta che ciascuno di noi porta a casa la sera dopo aver lavorato è guadagnata per merito ed è difficile condividerne una fetta con chi ci fa notare che alle spalle abbiamo uno zaino pieno di strumenti. In primo luogo, perché richiede di sforzare la vista e di riconoscere lo zaino che non sappiamo di indossare. In secondo luogo, perché non è poi così evidente dove finisce il merito e dove iniziano i privilegi.


Se proseguirete nella lettura, non potrete più appellarvi a queste due scuse. Siete liberi di scendere, oppure vi invitiamo a godervi il panorama: inizia la discesa!

Cosa ci dicono i dati

Se siete arrivati fin qui potete togliervi la benda e rivestirvi. Per ciò che stiamo per mostrarvi non c’è filtro personale che tenga.
I dati sulle disuguaglianze di opportunità che vi presentiamo sono organizzati secondo un diagramma “ad albero“, i cui rami identificano le differenze fra individui. Facciamo l’esempio della Norvegia, l’albero più snello per i paesi Europei, per spiegare come va interpretato, per poi analizzare il caso dell’Italia, l’albero più aggrovigliato per i paesi Europei (davvero!):

Fonte immagine: Brunori, P.; Hufe, P.; Mahler, Gerszon D. (2018): The Roots of
Inequality: Estimating Inequality of Opportunity from Regression Trees, ifo Working Paper, No. 252.

A partire dal vertice, gli individui oggetto dello studio vengono distinti per caratteristiche personali non meritocratiche; in fondo a ciascun percorso, troviamo il loro reddito annuo medio (indicato con la lettera y).
In Norvegia, lo studio identifica soltanto due fattori non controllabili in grado di influenzare il reddito di un individuo: il luogo di nascita (dentro o fuori l’Unione Europea) e la categoria occupazionale del padre (secondo il codice ISCO-08, che identifica le professioni lavorative in gruppi numerati da 0 a 9). Ad esempio: seguendo il ramo più a sinistra, sappiamo che un individuo nato dentro l’Unione Europea figlio di un professore universitario, guadagnerà in media 46.413 euro annuali; seguendo il ramo più a destra, sappiamo invece che un individuo nato fuori dall’Unione Europea guadagnerà in media 34.340 euro annuali (indipendentemente dalla professione del padre). In Norvegia, l’individuo nato fuori dall’Unione Europea è oggettivamente svantaggiato, mentre l’individuo nato dentro l’Unione Europea sfoggia un bellissimo zaino sulla schiena.
Adesso che abbiamo capito come funziona il diagramma ad albero, possiamo dare un’occhiata a cosa succede in Italia:

Fonte immagine: Brunori, P.; Hufe, P.; Mahler, Gerszon D. (2018): The Roots of
Inequality: Estimating Inequality of Opportunity from Regression Trees, ifo Working Paper, No. 252.

L’elevatissimo numero di fattori non controllabili in grado di influenzare il reddito di un individuo quasi ci non permette di presentarvi l’immagine in un modo leggibile (servirebbe una pagina intera).
In Italia, lo studio identifica numerosi fattori: la categoria occupazionale del padre, la categoria occupazionale della madre, il livello di istruzione della madre, il livello di istruzione del padre, il luogo di nascita, la cittadinanza della madre (non quella del padre), il numero di adulti presenti in casa, il numero di fratelli e o sorelle, la presenza del padre e della madre a casa. Ad esempio: seguendo il ramo più a sinistra, sappiamo che un individuo il cui padre è un dirigente statale, la cui madre è laureata, nato in Unione Europea e il cui padre è laureato guadagnerà in media 30.612 euro annuali; seguendo il ramo più a destra, sappiamo invece che un individuo il cui padre è un operaio, che ha più di due fratelli, nato fuori dall’Unione Europea e con una madre senza cittadinanza italiana guadagnerà in media 12.398 euro annuali. In Italia, il primo di questi due individui è oggettivamente avvantaggiato: più che uno zaino, in realtà, porta sempre con sé un’intera valigia.
Ciascuno di questi fattori è un privilegio e questa stessa ricerca ci aiuta anche a capire quale di questi sia il più rilevante in Italia e negli altri paesi:

Fonte dati: Brunori, P.; Hufe, P.; Mahler, Gerszon D. (2018): The Roots of
Inequality: Estimating Inequality of Opportunity from Regression Trees, ifo Working Paper, No. 252.

In Italia, il fattore che influenza maggiormente il reddito di un individuo è la categoria occupazionale del padre, seguita dal livello di istruzione di quest’ultimo e, appena poco dopo, il luogo di nascita.  Quest’ultimo ha davvero una rilevanza notevole nel nostro Paese, soprattutto se ci paragoniamo alla media europea; ad esempio, nell’Ungheria sovranista di Orban le persone nate al di fuori dell’Unione Europea sono meno svantaggiate rispetto alle loro controparti nate dentro i confini europei: insomma, il nostro Paese è indiscutibilmente razzista. Il quadro generale è abbastanza eloquente ed è giunto il momento di dirci in maniera inequivocabile che l’Italia non è il paese meritocratico in cui pensiamo di vivere.
Quando mostriamo a qualcuno queste statistiche la reazione istintiva che notiamo è quella di eludere l’oggettività dei dati. Infatti, l’obiezione comune è che i fattori oggetto dello studio sono immutabili e incontrastabili.


In effetti dopo una discesa un po’ rocambolesca sulle montagne russe ad alcuni possono venire dei capogiri. Abbiamo una brutta notizia: non è ancora tempo di scendere dalla giostra.

I privilegi si possono contrastare se si comportiamo da comunità

Abbiamo visto quanto sia rilevante, in Italia, il luogo di nascita di un individuo per determinarne le opportunità, così come l’occupazione dei genitori e il loro livello di istruzione. Tuttavia, esistono esempi concreti di come sia possibile intervenire per ridurre l’importanza di questi fattori.
Uno studio del 2018 ha indagato il percorso educativo di alcuni ragazzi immigrati in Italia mostrando che, a parità di competenze e abilità, quest’ultimi tendono a iscriversi in istituti professionali in proporzione maggiore rispetto ai ragazzi nati in Italia, che si iscrivono invece in licei classici e scientifici.
Per ridurre questo gap è stato avviato in Nord Italia un programma finanziato da enti locali che consisteva nell’assegnazione di un tutor agli studenti immigrati che mostravano competenze e abilità sopra la media. Il risultato di questo studio è stata la riduzione, quasi totale, del gap educativo fra studenti immigrati e studenti nati in Italia, aumentando così la probabilità che uno studente immigrato dotato di abilità sopra la media si orienti verso un livello di istruzione superiore. Come se non bastasse, l’effetto non è limitato agli studenti a cui è stato assegnato un tutor, ma all’intero gruppo di studenti immigrati.
Questo è uno di numerosi studi in materia. Sono sempre di più le persone che sottopongono le differenze di opportunità a una lente di ingrandimento, in modo da pianificare una strategia per combatterle e compensarle.
Se vogliamo contrastare i privilegi è necessario comportarci da comunità
. Interventi educativi come quello descritto in precedenza esistono soltanto se li finanziamo e li supportiamo collettivamente perché, in primo luogo, chi è stato dimenticato da Madre Natura ha necessità degli strumenti nello zaino di qualcun altro e, in secondo luogo, il proprietario di uno zaino non se ne libererà facilmente se non vedrà che anche gli altri saranno disposti a privarsene.

Il giro in giostra è terminato, vi aspettiamo per il prossimo giro!

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